Frank Sinatra andava matto per i suoi «maccheroni pettinati». Liza Mannelli adorava la sua cucina italiana talmente tanto che, un giorno, uno degli chef - per contraccambiare i suoi continui complimenti - decise addirittura di dedicarle un artistico «cuore di filetto». Moltissimi altri grandi, non solo dello spettacolo ma anche della politica, come Mikhail Gorbaciov, trovandosi negli Stati Uniti, non resistettero al desiderio di fare una tappa a Boston per assaggiare i suoi prelibatissimi piatti.
Lui si chiama Demetrio Ventrice ed è nato negli Usa da genitori calabresi, nativi della provincia di Reggio. Da anni, assieme ai fratelli, dirige un ristorante italiano tra i più rinomati del nord America.
La sua storia merita di essere raccontata con dovizia di particolari (e, consentitecelo, anche con non poco entusiasmo) perché rappresenta uno dei tanti esempi di quei figli di calabresi che, costretti a lasciare la loro terra, hanno continuato a tenere alti i colori della Calabresità nel mondo.
Sono gli anni Quaranta quando il padre Michele lascia la Calabria per andare in cerca di fortuna a New York, con la moglie Carmela e i suoi due figli, Mario e Francesco, rispettivamente di otto e dieci anni. Giunto nello Stato newyorkese, dopo aver svolto i più disparati mestieri, riuscì a rilevare un'osteria piuttosto malandata e la rimise in sesto.

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