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IO STO COL POPOLO GRECO

Catanzaro News - Politica Catanzaro
Scritto da Susanna Ambivero   
Venerdì 21 Maggio 2010 09:00


di Umberto Baldocchi
C’era un tempo in cui sindacati, partiti di sinistra, o più semplicemente democratici, non mancavano mai di esprimere una solidarietà, sia pure solo verbale, con le lotte dei popoli di Paesi lontani, fossero gli operai polacchi di Solidarnosc o i sindacati del Cile in lotta contro la dittatura. Sembra un millennio fa. Oggi, se la Grecia brucia, l’auspicio condiviso è che qualcuno spenga l’incendio prima che bruci anche casa nostra. La campana suona sempre per gli altri, non suona mai anche per noi. Insieme alla solidarietà è sparita però anche ogni ricerca della verità e del senso degli eventi. Cosa altro vogliono i Greci, si dice, dopo il maxiprestito avuto? Ma questo è il punto. Forse i Greci vogliono semplicemente la cosa che dovremmo volere anche noi. Vogliono mostrare la loro dignità. La grande attrice Irene Papas ha spiegato sinteticamente il senso di questo: Credevamo che qualcuno avesse rubato qualcosa. In realtà si erano presi tutto. I Greci ricordano ai politici del mondo ( le Borse, o gli “speculatori”come si ama dire oggi, in modo sovietico, invece lo sanno da soli) che non basta imporre i sacrifici ai popoli, bisogna anche imporre ai governi le leggi che vincolino il loro operato per rendere difficili se non impossibili i futuri abusi del pubblico denaro. Ricordano ai signori di Bruxelles e ai governi nazionali che non ci può essere potere senza responsabilità o responsabilità senza potere. Ricordano che l’ Europa “a geometria variabile”- in cui ognuno usa ciò che più gli fa comodo delle regole comuni- non ha nulla a che vedere con gli Stati Uniti d’Europa di Schuman, Monnet e Spinelli. E’ solo una versione aggiornata del Sacro Romano Impero germanico nella sua fase declinante. Quello che nel quindicesimo secolo in Italia serviva soltanto a legittimare- dietro pagamento- il potere dei vari tirannelli regionali. Ma non a garantire la pace. La sovranità dell’ UE non è oggi ancora la sovranità di un Parlamento rappresentativo- che svolge una secondaria funzione di controllo e di codecisione- ma è la sovranità a più teste di organismi come i Consigli europei e i Consigli dei Ministri- che non sono mai chiamati a rispondere di fronte all’ elettorato europeo. In questo modo la sovranità governante dei singoli Stati, grandi o piccoli, dopo aver dissestato le proprie finanze, può imporre ai propri cittadini il peso dei sacrifici per rientrare dal debito, avvalendosi della legittimazione “europea”, mentre nessuna sovranità comune europea può imporre ai governi ,oltre ai sacrifici, anche le strategie innovative che sono necessarie per promuovere l’economia dinamica e la società della conoscenza che lo stesso Consiglio Europeo ( Lisbona 2000) aveva stabilito. I Greci, senza volerlo, senza rendersene conto, stanno combattendo questa anti- Europa dei finti europeisti. Sono i soli che oggi possono salvare il futuro possibile dell’ Europa politica, che non è la salvezza dell’euro,ma il superamento del deficit democratico. Per questo mi sento dalla parte del popolo greco. Come cittadino italiano ma soprattutto come cittadino europeo.






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di Umberto Baldocchi
C’era un tempo in cui sindacati, partiti di sinistra, o più semplicemente democratici, non mancavano mai di esprimere una solidarietà, sia pure solo verbale, con le lotte dei popoli di Paesi lontani, fossero gli operai polacchi di Solidarnosc o i sindacati del Cile in lotta contro la dittatura. Sembra un millennio fa. Oggi, se la Grecia brucia, l’auspicio condiviso è che qualcuno spenga l’incendio prima che bruci anche casa nostra. La campana suona sempre per gli altri, non suona mai anche per noi. Insieme alla solidarietà è sparita però anche ogni ricerca della verità e del senso degli eventi. Cosa altro vogliono i Greci, si dice, dopo il maxiprestito avuto? Ma questo è il punto. Forse i Greci vogliono semplicemente la cosa che dovremmo volere anche noi. Vogliono mostrare la loro dignità. La grande attrice Irene Papas ha spiegato sinteticamente il senso di questo: Credevamo che qualcuno avesse rubato qualcosa. In realtà si erano presi tutto. I Greci ricordano ai politici del mondo ( le Borse, o gli “speculatori”come si ama dire oggi, in modo sovietico, invece lo sanno da soli) che non basta imporre i sacrifici ai popoli, bisogna anche imporre ai governi le leggi che vincolino il loro operato per rendere difficili se non impossibili i futuri abusi del pubblico denaro. Ricordano ai signori di Bruxelles e ai governi nazionali che non ci può essere potere senza responsabilità o responsabilità senza potere. Ricordano che l’ Europa “a geometria variabile”- in cui ognuno usa ciò che più gli fa comodo delle regole comuni- non ha nulla a che vedere con gli Stati Uniti d’Europa di Schuman, Monnet e Spinelli. E’ solo una versione aggiornata del Sacro Romano Impero germanico nella sua fase declinante. Quello che nel quindicesimo secolo in Italia serviva soltanto a legittimare- dietro pagamento- il potere dei vari tirannelli regionali. Ma non a garantire la pace. La sovranità dell’ UE non è oggi ancora la sovranità di un Parlamento rappresentativo- che svolge una secondaria funzione di controllo e di codecisione- ma è la sovranità a più teste di organismi come i Consigli europei e i Consigli dei Ministri- che non sono mai chiamati a rispondere di fronte all’ elettorato europeo. In questo modo la sovranità governante dei singoli Stati, grandi o piccoli, dopo aver dissestato le proprie finanze, può imporre ai propri cittadini il peso dei sacrifici per rientrare dal debito, avvalendosi della legittimazione “europea”, mentre nessuna sovranità comune europea può imporre ai governi ,oltre ai sacrifici, anche le strategie innovative che sono necessarie per promuovere l’economia dinamica e la società della conoscenza che lo stesso Consiglio Europeo ( Lisbona 2000) aveva stabilito. I Greci, senza volerlo, senza rendersene conto, stanno combattendo questa anti- Europa dei finti europeisti. Sono i soli che oggi possono salvare il futuro possibile dell’ Europa politica, che non è la salvezza dell’euro,ma il superamento del deficit democratico. Per questo mi sento dalla parte del popolo greco. Come cittadino italiano ma soprattutto come cittadino europeo.






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