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La faida infinita dei “Viperari†altrimenti detta “dei boschiâ€, cominciata il 22 ottobre 1977 a Stilo

Calabria News - Calabria Notizie
Scritto da Mediterraneo Online   
Sabato 24 Aprile 2010 12:25
Stilo (RC)  – Quella faida infinita dei “Viperari” altrimenti detta “dei boschi”, cominciata il 22 ottobre 1977 a Stilo con l’omicidio di Bruno Vallelunga L’uomo era seduto al posto di guida della sua auto, una Nissan Pajero, trovata in una zona  prossima alla Mangiatorella di Stilo. Dalle prime indicazioni gli assassini sarebbero stati almeno due o [...]

Stilo (RC)  – Quella faida infinita dei “Viperari” altrimenti detta “dei boschi”, cominciata il 22 ottobre 1977 a Stilo con l’omicidio di Bruno Vallelunga

L’uomo era seduto al posto di guida della sua auto, una Nissan Pajero, trovata in una zona  prossima alla Mangiatorella di Stilo. Dalle prime indicazioni gli assassini sarebbero stati almeno due o tre armati di kalashnikov, lupara e pistola.I Carabinieri della locale stazione diretta dal maresciallo Salvatore Misiti, devono  ancora chiarire se l’agguato di chiaro stampo mafioso, sia stato portato a termine, mentre l’auto era in movimento o se la vittima si fosse fermata per qualche motivo. Benché la gragnuola di colpi, esplosi dall’alto in basso, lasci poco spazio all’immaginazione. Vallelonga, titolare di un’impresa agricola, era già noto alle forze dell’ordine; ed era ritenuto vicino alla criminalità organizzata, controllata dalla cosca Ruga-Metastasio, a cui (attraverso i figli uniti in matrimonio) era collegato da vincoli parentali. Giovanni Vallelonga, era pure cugino di Damiano Vallelunga, di 52 anni, ritenuto il boss dell’omonima cosca di Serra San Bruno (Vibo Valentia), ucciso il 27 settembre 2010, proprio davanti al Santuario dei santi medici Cosmo e Damiano, a Riace (RC), dove era in corso la celebrazione della festa patronale del paese. Sotto gli occhi della moglie inorridita, rimasta illesa

In precedenza, l’imprenditore del legno, ( aveva anche un’impresa per il movimento terra), era riuscito a sfuggire miracolosamente ad un agguato a colpi d’arma da fuoco. Le indagini dei Carabinieri della compagnia di Roccella Jonica che si muovono sotto le direttive del capitano Vincenzo Giglio, coordinato dal tenente colonnello Valerio Giardina, comandante del gruppo di Locri, alle dirette dipendenza del colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale, stanno valutando se il Vallelonga sia vicino alla criminalità organizzata della vallata dello Stilaro, controllata dalla cosca Ruga-Metastasio. L’impresario boschivo Giovanni Vallelonga era cugino di Damiano Vallelunga, di 52 anni, ritenuto il capobastone dell’omonima cosca di Serra San Bruno (Vibo Valentia), ammazzato il 27 settembre 2010 davanti al Santuario dei santi medici Cosmo e Damiano, a Riace (RC), dove era in corso la celebrazione della festa patronale del paese. I carabinieri, nell’immediatrezza della notizia, hanno effettuato numerose perquisizioni domiciliari, in casa di pregiudicati per verificare il loro alibi-orario, per verificare l’ eventuale coinvolgimento nell’omicidio. Indagini sono in corso anche per stabilire se vi possa essere un legame con l’omicidio del cugino, Damiano Vallelunga, boss della cosca omonima, che oltre a essere dominante nella zona di Serra San Bruno, nel vibonese, ha proiezioni anche in provincia di Reggio Calabria e Catanzaro.
Domenico Salvatore

Stilo (Reggio Calabria). Quest’ennesinmo anello dell’infinita faida dei boschi, “partita†da  Stilo il 22 ottobre del 1977, con l’omicidio del “viperaro†Bruno Vallelunga, 40 anni, di Mongiana, con annessi e connessi e che vede coinvolti i comuni di: Stilo, Guardavalle, Santa Caterina, Mongiana, Fabrizia, Badolato, Monasterace, Isca sullo Jonio, Simbario, Stignano, Caulonia e Serra San Bruno,  è stato consumato sui monti di Stilo, località reggina, eletta nel 1832, quale riserva di caccia dal re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone. Ci sono pochi dubbi sulle modalità di chiaro stampo mafioso. L’impreditore agricolo Giovanni Vallelonga, di 62 anni, coniugato, già noto alle forze dell’ordine, abitante nella contrada Campoli di Caulonia, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco, nel territorio del comune di Stilo, mentre viaggiava a bordo della sua autovettura, una Nissan-Pajero a bordo della sua vettura, sulla strada provinciale n.9, meglio nota come la statale 110.  Non solo perché già in precedenza era rimasto vittima di un attentato. Sebbene fosse riuscito, in quella circostanza fortunata a cavarsela per il rotto della cuffia. La mattanza comincia negli anni settanta I territori montani al confine tra le province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro erano diventati infatti, il teatro della cosiddetta “faida dei boschiâ€, la cruenta carneficina  terminata nei primi anni ’90, nella quale proprio Giovanni Vallelonga era stato vittima di un tentato omicidio. In compagnia del futuro genero Cosimo Franzè, stava facendo rientro a casa, il 17 agosto del 1988 a poca distanza dal luogo, dove mercoledì 21 aprile 2010, è stato assassinato da mano ignota. La scoperta del cadavere, da parte dei carabinieri, è stata fatta dopo una telefonata anonima giunta al 112.  Giovanni Vallelunga era cugino di Damiano Vallelonga, ritenuto il capo dell’omonimo clan, uscito indenne dai processi “Prima, Dinasty e Mangusta†e ucciso lo scorso anno nei pressi del Santuario di Riace, nel reggino.

Nella foto- Giovanni Vallelunga

Aveva ereditato lo scettro del comando dal fratello Cosimo Vallelunga ammazzato negli anni ottanta durante gli scontri mortali della faida.

Al 112 dei Carabinieri è giunta una telefonata anonima. Anche Salvatore 49 anni e Cosimo Vallelunga 51, sono parenti.  I due sono stati arrestati il 3novembre 2009  a Serra San Bruno (Vv)-. Devono  scontare una pena definitiva. a 5 e tre anni di reclusione. L’agguato mortale è scattato in una delle tante zone isolate e poco frequentate della Ferdinandea, mentre la vittima stava, verosimilmente, facendo rientro a casa a Campoli di Caulonia. Un passante ha notato l’automobile crivellata di colpi ed il suo autista ripiegato sul volante ed ha chiamato i Carabinieri. Il medico legale Massimo Rizzo, nominato dal Tribunale di Locri e giunto sul posto assieme al p.m. Rosanna Sgueglia, coordinata dal procuratore capo della repubblica di Locri, Giuseppe Carbone, ha stabilito che l’uomo sia stato ucciso parecchie ore prime del ritrovamento del cadavere, avvistato intorno alle ore diciassette. La vittima, che non ha avuto la benché minima possibilità di scampo, sarebbe stata trucidata intorno a mezzogiorno. Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica dell’omicidio, il Vallelunga, stava portando il pranzo ai suoi dipendenti, quando è stato affrontato dai killers che senza preavviso, né dialogo, hanno aperto un fuoco d’inferno con diverse armi. Il Pajero-Nissan è stato ridotto come un colabrodo. La vittima designata  raggiunta alla testa ed al tronco, è crollata sul volante, oramai senza vita, in un lago di sangue.

Le indagini dei Carabinieri, sono orientate anche, a capire se vi sia stato o meno un pallido tentativo di dialogo, prima della sparatoria. Nessun dubbio sulle modalità dell’agguato di stampo mafioso. I sicari sono entrati in azione  imbracciando diverse micidiali armi da fuoco ed hanno esploso decine di pallottole; ci voleva la motopala per raccogliere i bossoli. Pure un colpo di lupara o di pistola in pieno viso. Il classico colpo di grazia. Eseguita la loro macabra missione di morte, sangue e rovina, i killers, si sono eclissati, probabilmente a bordo di un’automobile guidata da un complice. Gli assassini hanno avuto tutto il tempo per dileguarsi insalutati ospiti e per far perdere la loro tracce. Nonostante tutto, i Carabinieri, hanno ugualmente organizzato una cintura militare intorno al comprensorio, a cui di solito partecipano anche in sinergia, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, il CFS e la Polizia Penitenziaria. Nonché il controllo di alcuni pregiudicati della zona, che devono fornire il loro alibi-orario e sottoporsi allo stub.

Il Vallelonga, cugino del mammasantissima Damiano Vallelunga, è noto alle forze di polizia. Gli organi inquirenti stanno controllando il suo parterre penale. Emergerebbero collegamenti con la cosca dei Metastasio di Caldarella di Stilo, alleati dei Ruga di Monasterace. Infatti un figlio di Vallelonga ha sposato una figlia di Salvatore Metastasio. Un classico della ‘ndrangheta. Non è escluso, che il fascicolo dell’omicidio, passi di mano. In questo caso competente sarebbe la DDA di Reggio Calabria, competente per territorio, diretta dal procuratore capo, Giuseppe Pignatone. Di norma le indagini sono orientate a 360°, proprio per non lasciare niente d’intentato per risalire agli esecutori materiali dell’efferato delitto, al movente ed all’eventuale mandante. Tuttavia la pista mafiosa rimane una delle ipotesi investigative più attendibili.In palio, c’è il controllo del territorio. I pascoli, l’industria del legname e l’economia di zone a cavallo delle tre province (Catanzaro-Reggio Calabria e Vibo Valentia. Si affrontano da sempre gli Emmanuele di Santa Caterina allo Jonio, i Leuzzi di Stignano, i Crea-Arcadi-Comito-Simonetti di Stilo, di recente formazione, i Novella-Gallace di Guardavalle, i Ruga-Monasterace-Loiero nella Vallata dello Stilaro, Rocco  Anello di Filadelfia, i Mancuso di Limbadi, Ciconte-Nardò di Sorianello, Giuseppe Jerinò inteso “Peppe Manigghiaâ€di Gioiosa Jonica, i Pisano di Mongiana, (il 14 ottobre 2009, il boss Antonio Pisano venne arrestato dai Carabinieri della compagnia di Serra San Bruno; doveva scontare cinque anni di reclusione)i Tassone-Iacopetta di Nardodipace, Leotta di Riace, Gallelli di Badolato, gli Emanuele “Strazzi†di Mongiana i Turrà di Guardavalle. Le forze di polizia, coordinate dalla magistratura, tempnp pora l’esplosione della faida, in ogni suo deleterio aspetto.

Domenico Salvatore


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