
Era il 17 gennaio scorso quando, armato di santa pazienza - proprio perché non ho mai avuto un buon rapporto con l’informatica – mi dedicai all‘apertura di un blog, del mio personale. Non è stato difficile, il servizio blogger di google ti imbocca con il cucchiaino tutti i passaggi. Eccetto il fatto che quella sera, me lo ricordo molto bene era un sabato, la connessione internet faceva i capricci e mi rallentava gli accessi. Non avevo ancora un’idea chiara su cosa scrivere, e di cosa mi sarei dovuto occupare. Ma con il passare del tempo la passione giornalistica, che non mi ha mai abbandonato, mi ha dato una mano, e i post sono venuti fuori da soli. Dalla cronaca locale a quella giudiziaria di interesse nazionale. Dalle storie di ordinaria disamministrazione alle “spine”. Ho etichettato così quei post che alla cronaca ci si avvicinano come fanno le api. Cioè parlano della notizia, la sviluppano in tutti i suoi particolari, ma con un tocco in più. Il tocco è leggero, ma abbastanza “pungente”.
Il mio primo pezzo è stato su mons. Bregantini e lo spettro dell’Opus dei dietro il suo trasferimento. Non si trattava di un’inchiesta ma solo di alcune dichiarazioni di Gioacchino Genchi nell’ambito di un incontro organizzato dall’associazione “Vittime della mafia” in occasione del 16° anniversario della morte di Beppe Alfano, che, guarda caso, la maggior parte delle testate non hai mai riportato. E poi non mi sono più fermato. Oggi ho raggiunto il traguardo delle 10 mila visite. La cosa non può che farmi piacere, e di questo ringrazio apertamente tutti voi, cari amici del blog. E spero di continuare a servirvi come ho fatto finora.
Nel corso di questi mesi ho ricevuto critiche e complimenti. E anche offese. Queste ultime mi hanno fatto un po’ soffrire, devo ammetterlo, ma, nello stesso tempo, mi hanno spronato ad approfondire meglio quello specifico argomento, e a essere maggiormente incisivo. Ecco, allora, spiegati i miei “ritorni” sui consulenti della Regione Calabria.
Vi tolgo alcune curiosità. L’articolo più letto è stato quello su Mastella, cioè “Dal Vangelo apocrifo secondo Mastella. Anno domini Porta a Porta”. In questo pezzo, per essere sincero, ho utilizzato una forma giornalistica che ho appreso da Marco Travaglio (mi perdonerà il grande Marco se non sono riuscito a eguagliare i suoi capolavori). E cioè quella di riferire le dichiarazioni dei politici e di evidenziarne le contraddizioni. Nel caso dell’ex ministro della Giustizia è stato davvero un sano piacere intellettuale. Avrà parlato solo per qualche minuto su Gioacchino Genchi (ex consulente di Luigi De Magistris per l’inchiesta di Why Not, in cui vi era implicato) e c’era tanto di quel materiale da poter scriverci un libro. Ho fatto un lavoro di sintesi. Al secondo posto si è classificato: “La parentopoli “amelica” di Sellia Marina” che ha superato, per numero di preferenze, un altro post su Genchi, quello sull’omicidio Bruno, a Roma. Quello della parentopoli è piaciuto molto anche a me per via taglio. Taglio giornalistico si intende. Un taglio che ho imparato direttamente dalla notizia stessa. Troppe le coincidenze fra le scelte amministrative e i legami di sangue. Tanto che ho dovuto fare anche dei tagli veri e propri, ma credo siano venuti bene, ben cuciti con il resto. Al quarto posto un altro articolo locale,“Un “residence” di troppo”. In questo caso l’abusivismo e la speculazione edilizia sono stati delle vere muse ispiratrici.
Qualcuno mi ha chiesto: ma quale è quello che ti ha appassionato di più? A questa domanda preferisco rispondere come fece Giovanni Agnelli quando, incalzato da un giornalista su qual era il successo più bello della Juventus, rispose. “Quella che ancora deve avvenire!”.
E così rispondo io: “L’articolo che ancora devo scrivere!”.


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