
La freccia indica il punto preciso della collocazione del pozzo nero presso il Residence Europa di Sellia Marina
“Facciamo pulire tutto. E anche chiudere, nel caso. Vedrete!” a pronunciare queste parole alcuni impiegati dell’Unità operativa tutela Ambiente dell’Asl 7 di Catanzaro intervenuti per un sopralluogo presso un condominio del comune di Sellia Marina, Residence Europa, dove si trova un pozzo nero, negli anni ’98/‘99. Una verifica appositamente richiesta all’organo di sanità pubblica di competenza costata ben 107 mila lire del vecchio conio ai coniugi Dragone.
Avevano scritto all’Asl denunciando rischi per la propria salute e per quella degli altri condomini. Il dirigente del distretto dell’Azienda sanitaria, Santo Scalzi, aveva risposto dicendo che “è necessario che l’Unità operativa acquisisca la ricevuta comprovante il versamento per poter intervenire”. Un versamento apposito, intestato all’apposito ufficio di tesoreria presso l’apposita Banca Carime di Catanzaro, dunque. I cittadini effettuano il versamento. Visto che tardano a intervenire ci vanno di persona a chiedere ulteriori informazioni. La missiva, all’inizio non si sa più dove sia andata a finire poi, con la ricevuta del versamento in mano, rispunta fuori. L’impeccabile Unità operativa, alla fine, riesce ad andare per fare il sopralluogo, forte anche dei 107 mila lire spesi di tasca propria dai signori Dragone. Con la promessa che le cose, comprese quelle inerenti la salvaguardia della salute pubblica, sarebbero tornate al loro posto gli operatori se ne vanno, mentre gli inquilini attendono provvedimenti. Aspettano e aspettono invano. Si fanno, quindi, risentire. “Abbiamo fatto una relazione indirizzata al Comune di Sellia Marina”, questa la risposta, questa la frase per la quale hanno speso ben 107 mila lire del vecchio conio sperando la soddisfazione di quello che è anche un diritto di tutti i cittadini italiani, anche di quelli calabresi. Ma c’era bisogno? Il Comune già conosceva la situazione. E’ stato l’ente locale, infatti, a rilasciare la concessione edilizia per articoli balneari e sportivi un po’ di anni prima, nel 1984. Una concessione poi trasformata a propria discrezione dai proprietari che vi hanno costruito abitazioni vendute al miglior offerente. E che non andavano bene soprattutto per la questione del pozzo. Così ebbe a scrivere il geometra che costruì l’opera, Antonio Taverna, “mi risulta che le vasche di depurazione, previste dal sottoscritto, non siano state realizzate, con grave danno per ciò che riguarda l’igiene, perché il terreno essendo di natura argilloso, un solo pozzo perdente non è igienicamente possibile né tantomeno sufficiente”. Una condizione protrattasi per circa venticinque anni, diciassette dei quali impegnati dai coniugi Dragone per ristabilire un minimo di legalità in quel Residence. La signora Carminati, sollecitando l’intervento dell’Unità operativa tutela Ambiente, denunciava: “Il fabbricato di che trattasi, composto da 12 abitazioni, è collegato, ai fini dello smaltimento dei liquami ad un pozzo nero che non sembrerebbe conforme alle previsioni progettuali; infatti il progetto prevede la realizzazione di vasche di depurazione tali da non richiedere l’uso dello spurgo. Sembrerebbe, invece, che esiste soltanto una fossa di raccolta delle acque nere. Tale situazione, associata al fatto che lo stabile manca, nelle colonne montanti, degli sfiati fognari, crea una situazione igienica ai limiti della vivibilità”. Il marito, da parte sua, invece, dice di sentirsi come don Chioschiotte che “combatte contro i mulini al vento”, e che la Calabria “ha un male incurabile, la mentalità arretrata dei soliti furbi calabresi”.
Per tagliare la testa al toro basterebbe l’allaccio alla condotta comunale. Ma c’è un ma, il sentiero che consente ai cittadini di recarsi nelle loro abitazioni è privato. Riuscirà il Comune a imporre la propria potestà?
Oggi la situazione del pozzo nero è tale e uguale a com’era prima della denuncia presso l’Asl 7 di Catanzaro, eccetto il fatto che qualcuno ci ha piantato un orticello intorno al pozzo. Dicono che i limoni vengono su bene, e anche grossi.

La lettera dell'ex Asl 7 di Catanzaro, ora Asp
PS
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