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Procura e Protezione civile in allerta per le discariche di Gimigliano

Litorale Jonico - Litorale Jonico News
Scritto da Emilio Grimaldi Blog   
Lunedì 06 Luglio 2009 03:57

Un'immagine del paese di Gimigliano, ripresa dalla montagna Marra. Di lato il fiume di "acqua bianca" del Fosso Patia

Massima attenzione alle discariche di Gimigliano. Questa l’indiscrezione che trapela dagli uffici della Procura della Repubblica di Catanzaro. Massima attenzione, dunque, verso i cumuli di pirite a cielo aperto della vecchia miniera di proprietà della Montecatini Spa negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. E poi abbandonata e dimenticata. E verso la discarica di rifiuti solidi urbani, utilizzata dal 1982 al 1997, sempre a ridosso della stessa montagna, in località “Marra”. In questi giorni, infatti, dovrebbero essere già pronti i risultati batteriologici e chimici effettuati lungo il “Fosso Patia”, verosimilmente proveniente dalla montagna metallifera, di color bianco/neve e confluente nel fiume Corace. Analisi sulle quali vige, al momento, il più stretto riserbo. Cionondimeno ampio potrebbe essere il ventaglio delle sostanze tossiche che gli inquirenti vi avrebbero riscontrato: dall’arsenico, cancerogeno di “gruppo 1”, secondo la classificazione dell'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), a tutte le altre sostanze tipiche dei residui delle montagne metallifere sia solide, come le polveri sottili, che liquide in commistione con l’acqua. Non è escluso, quindi, che tutta l’area, interessata allo scempio ambientale, possa essere messa sotto sequestro. E non solo, sotto i riflettori della magistratura rimangono anche i paesi vicini, da Gimigliano a Sorbo s. Basile. Gli inquirenti stanno indagando sulla qualità dell’acqua del fiume Corace, dalla fonte alla foce. Un’indagine di alto spessore che potrebbe anche rispolverare i fili di un primo troncone di una vecchia inchiesta dell’ex pm Luigi De Magistris, di 12 anni prima, inerente un presunto traffico di rifiuti altamente tossici che interessò una nota cava (di proprietà della Silana Mineraria srl, amministrata da tale Silvano Silvestri) esistente nel Comune di Sorbo San Basile. “Operazione Artemide” era il nome dell’inchiesta che coinvolse in modo più particolareggiato la provincia di Crotone per presunti movimentazioni illegali di ferriti di zinco, una sostanza altamente nociva, residuo del ciclo industriale dello stabilimento chimico del Comune capoluogo, appartenente alla società Pertusola Sud. E che si concluse con l’arresto per corruzione dell’allora assessore regionale all’Ambiente, Sergio Stancato. Luigi De Magistris poi, nel 1998, andò via da Catanzaro e l’inchiesta piano piano morì, tanto che i reati contestati caddero in prescrizione. E tra i primi a beneficiarne fu lo stesso Stancato, rieletto al Consiglio regionale, tra le file del Nuovo Psi nel 2005.
ANCHE la Protezione civile è in allerta. Fonti ufficiali non negano un pronto intervento del centro operativo dipendente dalla Prefettura di Catanzaro mirato alla bonifica delle discariche in questione.
L’indagine partì grazie alla denuncia di un medico oncologo, Pasquale Montilla, che per primo ipotizzò una correlazione tra le nano particelle delle ceneri di pirite della miniera dismessa alle patologie tumorali maggiormente diffuse, in modo apparentemente ingiustificato perché sano e lontano da centri industriali, in un paese alle porte della Sila calabrese, quale è Gimigliano.


L'ingresso della cava della Silana Mineraria Srl



 
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