
Silvio Greco
“Vorrei sapere: in Italia quante fatture ci sono, quante ne sono state fatte negli ultimi anni, per il conferimento dei fanghi provenienti dalla depurazione, e per il conferimento dei liquami provenienti dalle civili abitazioni? Vorrei sapere ad oggi, in Calabria, quante fatture esistono. E così si chiude la partita una volta per tutte. Non è più pensabile che questi episodi continuino. Perché noi possiamo massacrarci. Possiamo fare tutta la programmazione che vogliamo, trovare tutti i soldi che vogliamo. Possiamo cambiare tutto il sistema, ma se si continua con queste cose, non ne usciamo mai più”. A parlare è Silvio Greco, assessore regionale all’Ambiente. “Dobbiamo finirla di nascondere la polvere sotto il tappeto”, ha continuato. È un tecnico, gli piace essere definito così, più che un assessore. Uno dei maggiori conoscitori del mare. Di fama nazionale. In vita sua non mai masticato il politichese, e si vede. Alla domanda su chi deve controllare perché gli scarichi abusivi non si verifichino più, non ha avuto dubbi: “Sicuramente la Guardia di Finanza, tanto per iniziare, i Noe, che già lo fanno, gli enti locali. Ognuno – ha proseguito - deve rispondere delle responsabilità che ha. Dal consigliere comunale al sindaco, arrivando all’assessore regionale. Questo è del tutto evidente. C’è una scala di responsabilità. Io ho la mia responsabilità in termini di programmazione e di vigilanza, e risponderò di tutte e due. Se noi non facciamo un patto tra tutti, ma proprio un patto ci vuole, una rivoluzione culturale di cambiamento non ne usciamo. Una delle lamentele che sta arrivando a noi è la presenza di spazzatura a mare, cioè di buste di spazzatura. Ora la busta di spazzatura non vien portata dall’alieno che di notte ci riempie il mare di spazzatura. I problemi del mare arrivano da terra”. Alla conferenza stampa sulla depurazione in Calabria è intervenuto anche Vincenzo Mollace, direttore generale dell’Arpacal (Agenzia di protezione ambientale della Calabria). Il mare calabrese, stando alla sua fotografia, ha guadagnato, rispetto ai dati dello scorso anno, quattro chilometri in più di balneabilità. 610,47 su 715,7. Pezzi di costa ottenuti principalmente nella provincia di Catanzaro e di Reggio Calabria con, rispettivamente, un 5,4 e 3,8 in più. Bocciate, invece, le provincie di Cosenza e di Vibo Valentia, che ne perdono l’una 4 e la seconda 1,2 (tuttavia, per quanto riguarda Vibo, secondo gli ultimi aggiornamenti, dovrebbe aver incamerato ancora altri metri di costa in riferimento alla foce del torrente S. Anna. E’ stato lo stesso assessore a comunicarlo correggendo i dati già distribuiti ai giornalisti) . Inalterata, invece, la situazione a Crotone con uno 0,0 rispetto all’anno precedente. Un mare, quindi, complessivamente pulito, questo calabrese. Ma il merito, certo, non è dei depuratori che, nella maggior parte dei casi, o non sono collettati alla rete, o sono sotto dimensionati, o, addirittura, sono mancanti. Il merito è tutto, secondo il parere dell’esperto Greco, dello stesso mare grazie alle sue indubbie qualità auto purificanti e dalle notevoli caratteristiche di biodiversità marina. “Una ragione in più”, per dirla con l’assessore, per definire “criminali” gli scarichi abusivi.
Mollace e Greco, infine, hanno escluso categoricamente la presenza di rifiuti radioattivi tanto da “non preoccupare minimamente” gli organi preposti. Mentre, la vera preoccupazione, secondo l’assessore all’Ambiente, sono le discariche illegali di rifiuti “perché – ha detto – in un modo o nell’altro rientrano nell’ecosistema. Questa è la nostra vera preoccupazione perchè Ambiente vuol dire principalmente salute.”, ha ribadito.
Clicca qui per vedere una parte dell'intervento dell'assessore Silvio Greco


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