Identità perduta o ritrovata?
Catanzaro è una città che ha bisogno di rafforzare il suo ruolo di capoluogo regionale e provinciale ma, nello stesso tempo è alla continua ricerca della sua vera identità culturale. Questa identità non può essere presente nei modelli di comportamento (di standardizzazione e omologazione) che ci offre e impone la globalizzazione ma, và ritrovata nella storia urbana e culturale che ha caratterizzato la città, soprattutto dalla fine dell'800 fino a metà del XX secolo. Riscoprire le sue tradizioni, gli usi, diffonderli nei "nuovi cittadini in crescita" (giovani studenti) catanzaresi, far crescere nelle coscienze l'amore e il senso di appartanenza alla città potrà facilitare e rendere positive tutte le politiche di sviluppo che si stanno perseguendo come il "Polo delle Arti" nel centro storico (che ospiterà nei grandi contenitori storici alcuni corsi Universitari, l'Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio Musicale, Teatri e spazi espositivi per artisti minori). Queste specificità ci potranno contraddistinguere in un mondo globalizzato dove le piccole città e le realtà urbane più deboli subiscono le scelte delle grandi multinazionali sia in campo economico-industriale, turistico che nei comportamenti consumistici e sociali. Questo "microcosmo catanzarese" fatto di locande, trattorie, caffè letterari, teatri, feste rionali, passeggiate sul corso, cultura popolare, aneddoti, gastronomia tipica non è del tutto cancellato dalla memoria. E' dovere di chi svolge un ruolo politico-sociale, intelletuale e culturale far rivivere le tradizioni e adeguarle ai modi di vita del XXI secolo, tutelando le specificità e trasformandole in "prodotto turistico" con il marchio dell'unicità. Oggi è sempre più difficile trasmettere ai giovani le tradizioni e la lingua catanzarese, c'è poca fiducia, poca sicurezza e poca socialità nei cosiddetti "rioni". La città vecchia, invece, era divisa in "rioni o rughe" se ne contavano parecchi: i Coculi; u Carminu; 'a Stiddha; u Viscavatu; a Matalena; 'a Crucia; u Chianiceddhu; u Cezu Jancu; San Giuvanni; Portamarina; u Zingareddhu; 'a Filanda;'a Vaddhotta; u Barraccuna. Quest'ultimo rione è quello in cui ho vissuto la mia adolescenza e si trova a nord del centro storico. Il nome di questo quartiere è legato alla costruzione di baracche in seguito ai terremoti che avevano colpito la città e la Calabria nel 1783 e 1832.
" U Barraccuna" si trova nella parte alta della foto.
Ancora negli anni '60 e '70 del XX secolo, in questi rioni molti personaggi si contraddistinguevano per il soprannome per esempio: capu e provula; purvarata; 'u nigureddhu; culu e chiumbu; 'u spinnatu; 'u chiattu; 'u gialinusu; 'u marrapeddhu; bagagghia; scentinu; strumbagghiu; preccocu; cacumberu.

A sinistra della foto "salite Baracche" (attuale via M.Greco).
Nei rioni si sentivano spesso alcune espressioni tipiche come: "si ficia d'o quagghiu" (persone conosciute che si allontanano). Oppure si usavano particolari vocaboli: vrusciare (bruciarsi); addunara (rendersi conto); arringara (lanciare qualcosa); 'mbuttara (spingere); 'mbrigara (litigare); asciumicare (togliere il malocchio); straviara (allontanare dalla giusta via); piguliare (lamentarsi in continuazione); 'ngrizzulara (avere brividi); sbindignare (uso sproporzionato del danaro); strudira (consumare); amprare (stendere); sciagrara (spendere senza criterio)paparijare (andare piano, perdere tempo); spagnara (avere paura); sciruppare (sopportare); stujara (pulire).
I riferimenti alle forme dialettali catanzarese sono tratte da: D.Pittelli "Catanzaro d'altri tempi" a cura dell'Ente Prov. per il turismo di Catanzaro, 1982.

Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
Yahoo
Tuttoblog
Fai
Googlize this
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo