Catanzaro. Piazze e mercati nella città storica
La gestualità, le parole che si pronunciavano e non si scrivevano, alcune forme dialettali catanzaresi (a volte con una sola parola esprimevano lunghe frasi), queste forme di cultura, cui partecipava la gente comune sono andate perdute. I gruppi sociali considerati come "popolo" sono stati portatori di certi comportamenti e di un tipo di cultura considerata "non-dotta" povera dal punto di vista letterario ma, patrimonio antropologico in quanto espressione delle concezioni di vità di uno "strato sociale". Le piazze e i mercati rappresentavano nella città ottocentesca e novecentesca luogo d'incontri e di scambi, segni dell'abbandonza, del divertimento, dell'affollarsi di persone e di merci.
Mercato coperto abbattuto per far posto al Teatro Politeama.
In questi luoghi c'era un tipo di socialità definita "subalterna" cioè una cultura con comportamenti e credenze tipiche del "popolo" in quel determinato periodo storico cioè diversa da quella dei "caffè letterari" (caffè Serrao, Colacino, Turrà, ecc.) con l'orchestrina situati sul lungo Corso e frequentati prevalentemente dalla classe dei redditieri e dei notabili "detentori della conoscenza ufficiale" che rappresentavano il ceto dominante nella città di Catanzaro.
Caffè Serrao attuale bar Imperiale.
Dall'inizio degli anni '90 il mercato coperto di via municipio attuale via Jannoni non c'è più è stato abbattuto per fare posto al grande Teatro Politeama dell'arch. Porteghesi.
Del mercato coperto di via Jannoni ho un ricordo indelebile legato alla mia infanzia, quando la mamma (alla fine degli anni '60) si recava in mia compagnia per comprare le verdure. Il ricordo che rivivo guardando queste immagini è la particolare armonia che contraddistingueva questo luogo: si esponevano prodotti naturali di ogni genere provenienti dalla campagna; faccie incise dal duro lavoro offrivano verdure, olio, vino (in anfore di terracotta e fiaschi di vetro impagliati) e animali da cortile (galline, conigli, ecc.); le donne energiche e colorite portavano in testa "a curuna" che gli consentiva di trasportare a piedi "cannistri di uova" e salami piccanti. Era tutto una miscela di colori, odori, sapori, rumori, sensazioni particolari che mi sono rimaste impresse nella mia mente e rappresentano una parte di storia vissuta della città.

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