QUALE IDEA DI CITTA’ ?
Città D’arte, Città Sostenibile, Città Accessibile, Città Solidale, Città Verde, Città Integrata, Città Turistica, Città Direzionale.
Il nuovo Piano Urbanistico di Catanzaro si dovrà confrontare con un serie di problemi storici e con le nuove prospettive di sviluppo di area vasta che si stanno materializzando giorno per giorno (attualmente senza un piano particolareggiato) in quel “pezzo” di territorio vallivo solcato dal fiume Corace. Questa dicotomia tra centro storico alla ricerca della sua identità perduta e “città futuribile” che stenta ad assumere una forma urbana, sarà sicuramente al centro delle politiche di piano, senza per questo dimenticare le problematiche dei vari quartieri oggi micro-città nella città.

Campus Universitario "Magna Grecia" Catanzaro (loc. Germaneto). Foto B.D'Errico
Le “azioni mirate” che il Piano Strutturale Comunale deve contenere e che sono già in parte perseguite dall’Amministrazione, si devono basare sulla ridefinizione dei confini della città, ricomponendo e ricompattando il sistema policentrico Catanzarese per farlo diventare un grande e funzionale capoluogo, a questo proposito si dovrà intervenire : 1) riqualificazione del tessuto urbanistico del centro storico (con prescrizioni adeguate al recupero urbano e storico-artistico) e la “costruzione” del Polo delle Arti cioè un centro d’eccellenza a scala regionale e nazionale che comprende il Conservatorio Musicale, l’Accademia delle Belle Arti, musei, spazi espositivi, ecc. che diventi un elemento di forte identità culturale, si potrebbe definire “città d’arte”; 2) limitazione della crescita e del consumo edificatorio di suolo, intorno al centro storico, lungo l’asse del Castace, del Musofalo, della Fiumarella e nel resto della periferia, convogliando gli investimenti pubblici e privati nella ristrutturazione e riqualificazione del tessuto urbano assegnando ai vari quartieri una specializzazione funzionale storicamente riconosciuta secondo requisiti di vivibilità e come condizione pregiudiziale allo sviluppo economico, diventerebbe “città sostenibile”; 3) riprogettazione del sistema della mobilità, con la creazione di nodi di interscambio (intermodali) e parcheggi alle porte del centro storico e dei quartieri sub-urbani collegati con scale mobili nei punti più importanti; razionalizzazione percorsi di accesso e uscita dalla città con connessione fermate degli autobus privati, delle ferrovie e la funicolare, si potrebbe definire “città accessibile”; 4) riqualificazione delle periferie con forti interventi a favore della risocializzazione e la sperimentazione di forme aggregative, produttive, culturali, fondate sulla crescita delle identità urbane e sulla valorizzazione del territorio, bisogna localizzare più servizi di prima necessità e i Centri Civici in ogni quartiere, sfruttando manufatti storici esistenti, arricchendoli dove è possibile con attrezzature per il tempo libero, si può definire “città solidale”; 5) i quartieri di Campagnella, Cava, S.Janni, disseminati in aree prevalentemente agricole dove esistono manufatti rurali storici (vecchi opifici) in buono stato di conservazione, e risorse naturali come il fiume Alli, il bosco “Li Comuni”, potrebbero essere specializzati per uno sviluppo agrituristico e ricreativo per varie fasce d’età e anziani provenienti dal comprensorio e anche da fuori regione; si potrebbe definire “ città verde”; 6) i quartieri di S.Maria, Pistoia, Aranceto, Corvo potrebbero trovare un elemento di coesione con la costruzione di un grande parco attrezzato nella vallata della Fiumarella collegato ad aree polifunzionali per attività culturali e sportive, a servizi per la collettività di tipo sociale, assistenza ai bambini in età scolastica e servizi sanitari, si può definire “città integrata”; 7) il quartiere di Catanzaro lido aumentando la sua capacità di servizi ricettivi , parcheggi, infrastrutture portuale, aree per il tempo libero (riqualificazione e progettazione parco attrezzato collegato con la pineta di Giovino) e il recupero delle ex aree industriali dismesse che potrebbero divenire un tessuto urbano strategico “un laboratorio progettuale” per la riqualificazione urbana, potrà rafforzare la sua vocazione turistica e si può definire “città turistica”; 8) il Piano, infine, dovrà strutturare il grande polo urbano di Germaneto, centro propulsore di sviluppo dell’istmo Ionio-Tirreno aperto all’aria vasta , che si identifica come “città direzionale”.
Il rilancio di Catanzaro nel contesto regionale quindi, deve necessariamente puntare oltre a risolvere i problemi interni, alla valorizzazione del nuovo territorio della valle del Corace come Centro Direzionale e polo Terziario in cui la Cittadella Regionale, Università, futuro centro di ricerca, siano intimamente connessi a insediamenti produttivi e integrati ad aree residenziali/commerciali con caratteristiche eco-compatibili (cioè forte dotazione di verde, impianti sportivi e parcheggi) e interrelate ad una rete avanzata di infrastrutture (raddoppio ferrovia ed elettrificazione con trasformazione in metropolitana di superficie Catanzaro-Lamezia ; nuova stazione di Catanzaro meglio integrata con una serie di servizi al contesto; realizzazione al più presto dell’anello metropolitano (pendolo) Germaneto-S.Maria-Catanzaro; asse viario attrezzato (già in costruzione) capace di superare le barriere collinari e collegare in pochi minuti i vari quartieri e le tre vallate della Fiumarella del Musofalo e del Castace a sud della città con la nuova realtà urbana della valle del Corace.

Cittadella Regionale (Catanzaro - loc. Germaneto).
Per fare, però, un buon Piano Strutturale flessibile, cioè aperto ai cambiamenti occorre perseguire una “Urbanistica democratica” attraverso la partecipazione popolare avvicinando l’Amministrazione Comunale alla società civile, al mondo del lavoro, della cultura ed ai giovani, coinvolgendo tutti nei processi decisionali strategici ed in quelli di alta valenza sociale. Attuare la solidarietà tra gli abitanti della città facendosi carico insieme (Amministrazione-cittadini-categorie movimenti-volontariato-Chiesa) dei problemi, dando voce e rilievo soprattutto alle istanze delle periferie e dei ceti deboli. Di fatto i progetti scaturiti dalla “creatività” dagli interessi della collettività, che si esprime attraverso i comitati di quartieri, le associazioni culturali, i movimenti ambientalisti e del loro coordinamento da parte dell’Amministrazione, può nascere una nuova e migliore realtà urbana.

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