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Il territorio calabrese dell'istmo e la sua identità storica. B.D'Errico

Catanzaro News - Attualità Catanzaro
Scritto da Polis Calabria   
Lunedì 04 Agosto 2008 18:53

 La città dei due mari Jonio-Tirreno 

Gran parte della provincia di Catanzaro vanta un’estensione geografica istmica che tocca due mari al centro del Mediterraneo; ha una ricca dotazione di beni paesaggistici, ambientali e culturali,  che la collocano in una posizione di avanguardia in Italia e in Europa.Fin dalle epoche preistoriche (lo documenta il geografo L. Gambi nella rivista Turismo “Le isole Eolie” marzo-aprile 1961 e nel libro “Calabria” ed. Utet) le popolazioni partivano dalle isole Eolie via mare per commerciare l’ossidiana, arrivati al golfo di S. Eufemia (antica Terina)  si spostavano via carovana e attraversavano l’Istmo, durante questo lungo cammino avevano contatti  con le popolazioni locali (Girifalco, Tiriolo) e aggiungevano all’ossidiana la pietra verde di Calabria (presente da Gagliano a Gimigliano) che  infine veniva scambiata con gli altri paesi che si affacciavono sul mar Jonio. Anche in epoca Borbonica l’Istmo dei due mari è al centro di strategie di sviluppo in quanto gli ingegneri dell’epoca propongono al potere centrale del Regno di Napoli di creare lungo la vallata del fiume Amato e del fiume Corace un canale navigabile capace di collegare i due mari. In questo modo  per andare nel mar Adriatico e nei paesi dell’est si sarebbe potuto evitare di circumnavigare la Calabria. Secondo gli antichi ogni luogo possiede un proprio spirito generatore “genius loci”,  i luoghi e le loro comunità hanno un’anima, un’identità irripetibile. Anche il territorio istmico dei due mari ha un’ identità culturale,  i processi di globalizzazione, ma anche una certa povertà culturale di tanti progettisti, tendono a omologare tutto; smussano le differenze e sembra che il territorio è anonimo cioè privo di una sua identità storica che invece,  a mio parere, và riconosciuta e valorizzata. Nonostante questa enorme ricchezza storica e ambientale gli indicatori dello sviluppo sociale ed economico della provincia segnalano un’acuta crisi che si abbatte soprattutto sui giovani, la stragrande maggioranza dei quali ancora non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro, il tasso di disoccupazione è del 13,9% mentre in Italia è il 6,8%. Dai dati economici elaborati dall’Istituto Tagliacarne e dal rapporto economico sulla provincia della Camera di Commercio di Catanzaro emerge che il PIL è in leggera crescita, rispetto ad altre province, però, analizzando da vicino questo risultato si è potuto constatare che i settori in crescita sono legati all’agricoltura, all’industria meccanica e alimentare, mentre mantiene un certo ritmo di stabilità, rispetto alla media nazionale, l’industria edilizia; il turismo e tutta la componente terziaria dei servizi ,infine, mostrano segni di difficoltà. Questa  relativo processo virtuoso dell’economia Catanzarese, quindi, è stato influenzato dai Fondi Strutturali Europei 2000-2006, che hanno assolto ad un ruolo di “moltiplicatore economico” incrementando la spesa pubblica e di conseguenza aumentando la disponibilità di spesa da parte delle famiglie. Si tratta di un modello di sviluppo di terziarizzazione dell’economia caratterizzato, però, da una componente poco innovativa dei servizi  (è carente il sistema dei trasporti, l’accesso al credito, il sistema ricettivo, etc).Questo terziario è segnato anche da una forte componente “pubblica” , Catanzaro è la seconda provincia d’Italia per numero di occupati nel settore della pubblica Amministrazione sulla percentuale del totale del settore terziario.  La principale conseguenza di un simile modello è la chiusura dell’economia locale su se stessa. La crescita, infatti, viene alimentata quasi esclusivamente dal mercato interno, visto che il grado di internazionalizzazione commerciale e cioè la propensione all’export nel biennio 2003-05 era pari a 0,4% mentre in Italia del il 21,2%. Infine il ritardo anomalo della provincia è dovuto ad una serie di fattori di competitività territoriale che ostacolano il pieno sviluppo dell’economia cioè: le strade soprattutto di collegamento interno, la rete ferroviaria, quella portuale non consentono una rapida ed efficace interconnessione con i mercati esterni e non  risultano, pertanto,  in linea con le esigenze di competitività economica che la  società economica  globalizzata oggi richiede. Secondo me per uscire da questa contraddizione del mancato sviluppo bisogna  “partire dal governo del territorio”, inteso non solo come assieme di beni naturali ma anche e, soprattutto, come patrimonio su cui programmare e investire. La valorizzazione della risorsa territorio costituisce pertanto l’obiettivo fondamentale che le Amministrazioni devono perseguire, per creare sviluppo e di conseguenza posti di lavoro. L’Istmo dei due mari Jonio-Tirreno diviene pertanto strategicamente importante per lo sviluppo dell’intera provincia e dell’area centrale  della Calabria. Questa pecularietà e carenza di fondo ha finora accompagnato tutti gli strumenti di governo urbano delle due grandi città poste agli estremi Catanzaro e Lamezia Terme, i quali non hanno tenuto conto che i limiti allo sviluppo economico della regione è  costituito da un deficit dell’armatura urbana, dalla sottoterziarizzazione dell’economia con scarso livello in termini sia quantitativi che qualitativi del sistema dei servizi.  Tali “limiti allo sviluppo” hanno causato  nei decenni passati una situazione di marginalizzazione dell’intera provincia  rispetto alle grandi direttrici interregionali e una progressiva dipendenza dall’esterno, con conseguenze socio-economiche negative ed una complessiva sottoutilizzazione  delle notevoli risorse endogene. Con la nuova legge Urbanistica Regionale (L. 19/2002) ci sono le condizioni per superare la fase di “recupero” delle città chiuse nei loro confini per  proiettare il territorio istmico  verso un sistema urbano dell’asse Ionio-tirreno. La politica dei sistemi urbani consente pianificare il territorio a scala intercomunale (creando associazioni di Comuni per governare il territorio secondo le proprie vocazioni) quindi,  di avviare a soluzione problemi di riassetto del territorio e riqualificazione dell’armatura urbana, che rimane la strategia più adeguata a creare le condizioni ottimali perché la struttura produttiva - industriale, agricola, turistica, commerciale – possa compiutamente svilupparsi. Il rilancio sia di Catanzaro che Lamezia Terme nel contesto regionale quindi, deve necessariamente puntare alla valorizzazione del territorio attraverso la definizione di una area organizzata urbanisticamente capace di attrarre investimenti e iniziative imprenditoriali e a cui riconoscere i caratteri di Polo direzionale regionale.  Quest’area si sta sviluppando da anni attraverso interventi edilizi spontanei di piccole e medie imprese del secondario e terziario, perché ogni piccolo comune attraversato da questo asse proietta (senza sinergia con gli altri comuni) il proprio futuro economico su questa arteria.   Se si rimane nell’immobilismo politico sicuramente questo territorio sarà invaso da interventi speculativi di gruppi affaristici che rafforzeranno il loro potere economico senza avviare processi  moltiplicatori di sviluppo economico e allargamento della forza lavoro.   Solo  attraverso un’ipotesi di rafforzamento dell’attrattività cioè migliorando i fattori di competitività territoriale, fertilizzando strutturalmente il territorio è possibile promuovere un’organizzazione economica polivalente, fondata su una vasta gamma di attività produttive e di servizi.  La nuova area di Germaneto che diventerà  Centro Direzionale e polo Terziario (Cittadella Regionale, Università, centri di ricerca del Mediterraneo, ecc) con  una rete avanzata di infrastrutture (  nuova stazione ferroviaria , l’anello metropolitano per il collegamento con il centro storico, l’ asse viario attrezzato (già in costruzione) capace di superare le barriere collinari e collegare in pochi minuti  le tre vallate della Fiumarella del Musofalo e del Castace a sud della città) non può rimanere solo un quartiere di Catanzaro ma è a servizio della regione, deve rappresentare un centro propulsore di sviluppo nel futuro “sistema urbano dell’istmo Ionio-Tirreno”. La creazione di un sistema urbano reticolare dell’istmo potrebbe  consentire: di sviluppare una porzione di territorio in maniera omogenea inserendo i piccoli  comuni ricadenti sull’asse tra Catanzaro e Lamezia Terme che altrimenti resterebbero fuori dal punto di vista urbanistico alla grande scala; di superare il concetto di  area metropolitana (che spesso si legge sulla stampa e in documenti politici)che nel caso di Catanzaro-Lamezia è improprio dal punto di vista giuridico; di raggiungere un migliore e più efficace governo del territorio soprattutto delle risorse naturali (bacini idrografici, aree boscate, paesaggio) i cui caratteri di omogeneità travalicano spesso i confini comunali; di costruire programmi di sviluppo locale in grado di utilizzare al meglio le risorse che acquistano valore solo ad una scala sovracomunale, si pensi ad esempio allo sviluppo di attività turistiche possibile solo attraverso “itinerari” che coinvolgono più comuni; la possibilità di realizzare e gestire in associazione servizi ed infrastrutture che richiedono, per essere economicamente realizzabili, soglie di popolazione che spesso i piccoli comuni da soli non raggiungono, in special modo nei settori della raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle strutture di protezione civile;   di individuare nuove opere pubblice a scala regionale: il centro di ricerca dell’università (la tecnopolis), la città dello sport per eventi a carattere nazionale, un grande centro fieristico, un interporto, un grande polo turistico, etc..;  la possibilità di dotarsi di adeguate attrezzature e strutture tecniche di pianificazione e progettazione che comuni di piccole dimensioni non sono in grado di mantenere con proprie risorse, ma certamente realizzabili e gestibili in associazione con altri comuni.




 
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